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giovedì 24 aprile 2008

Napolitano offre concerti al papa. Peccato che i musicisti siano precari.

Stasera esibizione in diretta sulla Rai.
(Liberazione) Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per fare bella figura con Benedetto XVI ha pensato bene di regalargli un bel concerto sinfonico. Una serata molto raffinata, con un programma di tutto rispetto che va da Luciano Berio alla Settima di Beethoven passando per Brahms.
L'occasione è il terzo anniversario del pontificato. Per questo "special event" ha chiamato il suo amico di sempre Luigino Corbani, manager "migliorista" (vecchio Pci) di Milano ora impegnato a gestire la "Verdi". Tutto sommato, un bel colpo che servirà al Quirinale per vezzeggiare il Santo Padre, vero e proprio musicofilo, e a Corbani, e al suo giro musicale di Milano, a risollevare un po' le sorti di questa orchestra che non si trova certo in buone acque. La Rai ha addirittura previsto una diretta televisiva (oggi alle 17.15) e una replica radiofonica su "Rai 3" per sabato 26 aprile.
C'è un piccolo particolare che tutti fingono di ignorare: quell'orchestra, di una settantina di elementi, che nel '93 quando fu inaugurata si fregiava dell'appellativo di "giovanile" è in realtà composta interamente da precari. O meglio, a dire il vero, un contratto i giovani maestri ce l'hanno, ma è un contratto di opera intellettuale, una prestazione individuale. Insomma, una versione "nobile" del più famigerato "co.co.co". Senza contare, però, che a rigor di logica applicare un contratto d'opera intellettuale a un orchestrale è un po' come dire a un operaio della catena di montaggio che verrà retribuito con una parcella da avvocato. E' il solito inganno dei falsi lavori autonomi. L'orchestrale non ha niente di autonomo in quanto deve sottostare a dei precisi orari di lavoro e seguire delle direttive. Il resto, o sono solisti o direttori d'orchestra. I solisti non eseguono, però, duecentosettanta repliche l'anno.
Il settore è regolato da un preciso contratto nazionale, che ovviamente alla "Verdi", come in molte altre orchestre, più o meno giovanili, in Italia, non viene applicato. Molto meglio farsi passare per fondazione privata, concludere una sorta di "scrittura privata" con ogni singolo orchestrale, salvo poi prendere soldi pubblici. Ad un certo punto anche il rubinetto pubblico a favore della Verdi è stato chiuso. Motivo? All'Enpals non risultavano versati una parte dei contributi pensionistici. Un bel pasticcio, che ha complicato la situazione. I maestri per un lungo periodo non hanno nemmeno percepito lo stipendio mensile. E attualmente ci sono ancora in ballo diverse tranche di arretrati.
Che vibrazioni potranno mai trasmettere al Santo Padre gli "archi" di una orchestra così tesa e stonata? Una parte dei maestri sono sulla via dell'ammutinamento. Gli altri si limitano a "deglutire" perché le alternative sono poche. E così va bene anche accettare una cosiddetta busta paga che fino a tutto il 2007 raggiungeva appena i 1.300 euro. La Verdi è stata anche trascinata in tribunale da un "violoncello" e da un "violino". L'unico modo, sembra, per tentare di veder riconosciuti i propri diritti a un contratto degno di questo nome. In pieno stile "migliorista" Corbani, a sua volta amico di Gianni Cervetti, un altro paladino dei diritti dei lavoratori negli anni '70, stoppa l'ingresso ai sindacati. Hanno il via libera solo quelli compiacenti, ovvero la Cisl. «Quello che ci ha fatto vedere il sindacato - spiega Sokol Koka, violoncellista ribelle - in realtà è il testo del contratto nazionale depurato della parte sui diritti». Perché la Cisl che dovrebbe tutelare il contratto collettivo si fa garante, sotto le spoglie della consulenza, di un accordo individuale?
Contro la Verdi ha lanciato strali anche Vittorio Sgarbi, in qualità di assessore alla Cultura di Milano, parlando di «conti economici fallimentari», ma non citando la disastrosa situazione degli orchestrali.
«La nostra realtà? Professori d'orchestra che lavorano nei call center a sei euro l'ora per pagare il mutuo, o come camerieri per arrotondare e poter mangiare», sottolinea Raffaella Campo, violinista ribelle della Verdi.
«La situazione è drammatica - sottolinea Giancarlo Albori, segretario della Slc Lombardia - ed a questo punto è compito di tutti di riportare a congruità contrattuale tutto il settore delle orchestre, anche perché il denaro pubblico non si può continuare a spendere in situazioni dove non vengono riconosciuti i diritti dei lavoratori».
«Anche in eventi musicali di rilievo internazionale - racconta Antonio Salerno, segretario del Siam, uno dei tanti sindacati che cercano di tutelare i musicisti - il nodo della precrietà riemerge prepotentemente». Lo scorso settembre al concerto-omaggio di piazza San Marco a Roma dedicato all'Oscar del Maestro Ennio Morricone, «i musicisti sono stati trattati come i lavoratori stranieri irregolari nell'edilizia o nel bracciantato agricolo: niente contratto e guai a chi sgarra perché non lavorerà più». Quel concerto è stato mandato in onda dalla Rai, che ovviamente ha percepito dei proventi pubblicitari. Esattamente come il concerto di stasera nella sala "Paolo VI".

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